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17 febbraio 2010

Una crisi vera chiede provvedimenti veri

Le esportazioni sono al più basso livello degli ultimi 40 anni.
La produzione industriale è ai livelli del 1991.
In due anni il ricorso alla cassa integrazione è aumentata di 10 volte e la disoccupazione è passata dal 6 all’8,5%.
Cifre impietose che dimostrano quanto in Italia la crisi sia grave e quanto non sia vero che sia già alle nostre spalle.
No, la crisi c’è, è acuta e non se ne esce aspettando passivamente tempi migliori.
Ed è questa la differenza tra l’Italia e gli altri paesi.
Sappiamo tutti che la crisi investe il mondo intero. C’è negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Cina. Ciò che fa la differenza è la risposta. In quei paesi i governi hanno messo in campo politiche attive. Tant’è che là si colgono primi segnali di ripresa.
Qui invece il governo si affida al trascorrere del tempo, quando invece servono politiche attive del lavoro, investimenti pubblici, interventi a sostegno delle imprese, forme di tutela dei redditi e dei risparmi. Fin qui dal governo non è venuto nulla. Ma rassegnarsi è la scelta più pericolosa.
Per questo noi del PD continueremo ad avanzare proposte concrete, perché dalla crisi si esce solo agendo.

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permalink   inviato da piero fassino il 17/2/2010 alle 18:10    commenti (29)
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10 febbraio 2010

Istria: una tragedia da non dimenticare

All’indomani della seconda guerra mondiale furono 350.000 gli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia costretti con la forza ad abbandonare le loro case, i loro affetti, i loro averi.

Per alcune migliaia la sorte fu ancora più drammatica: vennero uccisi, brutalmente e selvaggiamente, e buttati nelle foibe carsiche.
La loro sola colpa era di essere italiani. E furono vittime di una vera e propria “pulizia etnica”.E’ una pagina tragica della storia italiana, per troppo tempo negata o rimossa.
E invece verso chi pagò con la vita e subì sofferenze atroci abbiamo il dovere della memoria.
Oggi quelle terre e le loro nazioni – che negli anni ’90 conobbero ancora una volta la tragedia della guerra e dell’odio etnico – sono parte dell’Unione Europea e nell’integrazione stanno costruendo finalmente le ragioni della libertà, della reciproca convivenza, del rispetto delle identità nazionali e culturali di ogni popolo.
Per questo è tanto più giusto ricordare quel che accadde 60 anni fa. Per rendere onore alle vittime e alle loro famiglie. Perché quelle atrocità non si ripetano più. E perché l’Europa sia un luogo in cui ogni persona e ogni comunità sia sicura della propria vita e del proprio futuro.
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permalink   inviato da piero fassino il 10/2/2010 alle 15:39    commenti (9)
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