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28 dicembre 2010

Perchè mi candido a Sindaco di Torino

Nei giorni scorsi ho annunciato l’intenzione di candidarmi a Sindaco di Torino, alle elezioni amministrative del prossimo maggio.
Mi candido perché amo Torino, la città dove ho vissuto e vivo, e per mettere a disposizione l’esperienza nazionale e internazionale della mia attività parlamentare e di governo ... continua a leggere

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11 ottobre 2010

In Afghanistan per la pace

E’ giusto che i nostri soldati siano in Afghanistan e vi muoiano ?

Siamo in Afghanistan, su mandato ONU, in una missione a cui partecipano contingenti di 46 paesi, tra cui tutte le nazioni dell’Unione Europea e della NATO.

Siamo in Afghanistan per evitare che si torni agli anni del regime talebano, quando alle bambine era impedito di andare a scuola; si condannava la stuprata e si mandava assolto lo stupratore; si opprimevano le donne con il burqua e una condizione di quotidiana umiliazione. E siamo in Afghanistan per impedire che torni a essere il santuario dei terroristi di Al Quaida.

Non siamo lì per fare una guerra, ma se mai per contrastare quelli che la fanno, i talebani e Al Quaida. Ne è una riprova il fatto che nessuno dei 34 militari italiani caduti in Afghanistan, è morto in combattimento, ma subendo attacchi e agguati.

Così come i nostri soldati sono andati nei Balcani non per fare la guerra, ma per impedire che continuassero pulizia etnica e stupri di massa. Così come siamo andati in Libano per bloccare una nuova guerra in Medio Oriente. E anche quella in Afghanistan è una missione di pace, per dare stabilità, sicurezza e assetto democratico.

Per queste ragioni siamo contrari a dotare di bombe i 4 AMX a disposizione del contingente: le bombe non servono a garantire maggiore sicurezza ai nostri soldati – che può essere assicurata in altro modo – e rischiano di provocare vittime civili innocenti.

Certo in Afghanistan non potremmo stare all’infinito. Ma per venire via occorre essere sicuri di quel che si lascia. Per questo è necessario accelerare la transizione, creando le condizioni perché gli afghani siano autosufficienti nel gestire il Paese e la sua sicurezza, aiutandoli a darsi un’economia che non dipenda solo dall’oppio, realizzando un processo di riconciliazione tra il governo Karzai e quei settori talebani disponibili ad un accordo per un Afghanistan democratico e sicuro.

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1 ottobre 2010

Una fiducia inutile

Berlusconi ha ottenuto la fiducia da Camera e Senato. Ma questa volta davvero si tratta di una “vittoria di Pirro”.

Nel suo discorso alla Camera Berlusconi è infatti apparso senza una visione, un progetto, un’idea dell’Italia e del suo futuro. Ha stancamente ripetuto le promesse di sempre, cercando di far dimenticare che 8 degli ultimi 10 anni sono stati governati dalla destra e nessuno degli obiettivi via via indicati ha visto la luce.Il che toglie qualsiasi credibilità agli impegni di oggi, destinati anche essi a tradursi in illusioni.

Anche il tentativo di fare a meno di Fini è fallito, perché i numeri hanno dimostrato che senza il sostegno dei finiani Berlusconi non ha più una maggioranza autosufficiente.

Insomma: la fiducia di un giorno non ha risolto la crisi, che rimane del tutto aperta e con la conseguenza che nei prossimi mesi avremo un governo debole che vivrà alla giornata mentre tutti  i problemi del paese si aggraveranno.

Ragione di più per accelerare l’apertura di una fase nuova e la costruzione di un nuovo progetto di Governo che restituisca fiducia agli italiani e diventi punto di riferimento per tantissimi cittadini che vogliono vivere in un Paese diverso

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30 luglio 2010

La crisi di Berlusconi

La rottura tra Fini e Berlusconi non è un temporale d’estate, né soltanto un fatto interno alla maggioranza di governo. E’ la sanzione di una crisi profonda che si trascina da tempo e di cui ogni giorno ci sono segnali evidenti.

Da mesi emerge una questione morale che investe esponenti di primo piano della destra: Dell’Utri e Brancher condannati; Bertolaso, Verdini, Cosentino, Caliendo indagati; Scajola costretto alle dimissioni.

Il tentativo di imporre una legge-bavaglio sulle intercettazioni è fallito: non solo in Parlamento il testo è stato cambiato più volte, ma soprattutto il suo esame finale è stato rinviato sine die.

Intanto la crisi economica continua a far sentire i suoi morsi: la disoccupazione al 10%, l’inoccupazione giovanile al 30%, i redditi delle famiglie sono diminuiti del 5% in due anni, manca una guida – come si è visto nel caso Fiat – capace di contrastare la crisi economica e di rimettere in moto sviluppo e crescita.

Nonostante ciò, Berlusconi cercherà di resistere in ogni modo e non esiterà a trasformare la sua crisi nella crisi delle istituzioni. Per questo spetta al PD e alle opposizioni contrastare il sovversivismo di Berlusconi e avanzare una proposta che apra una fase del tutto nuova nella vita della Repubblica.

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9 marzo 2010

L'arroganza al potere rende ciechi

Da giorni la politica italiana è paralizzata dal pasticcio combinato dalla destra nella presentazione delle liste per le elezioni regionali. Una situazione resa incandescente e inestricabile dalla pretesa arrogante di risolverlo con il colpo di spugna di un decreto che viola ogni regola e norma. Tant’è che gli stessi organi della giustizia amministrativa hanno decretato la non utilizzabilità del decreto.

Diciamoci la verità: una soluzione ragionevole era possibile. Richiedeva però che Berlusconi e la destra compissero un atto di umiltà, riconoscendo la loro superficialità e i loro errori e chiedendo all’opposizione la disponibilità a concorrere a una soluzione condivisa. Al contrario Berlusconi – che della parola umiltà non conosce il significato – si è messo ancora una volta ad aggredire l’opposizione, a offendere i magistrati, a pretendere di stravolgere norme, leggi e procedure.

Emerge così, ancora una volta, quanto Berlusconi e questa destra siano privi di senso dello Stato, di rispetto delle istituzioni, di cultura democratica. Una destra "a-democratica", nel senso che nei suoi comportamenti prescinde dalla democrazia, dalla certezza del diritto, dall’uguaglianza dei cittadini.

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