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28 settembre 2008

Alitalia: soddisfatti della trattativa ma resta nodo partner

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19 settembre 2008

Salvare l’Alitalia, ma non dimenticare

Sono ore drammatiche per Alitalia e i suoi dipendenti. E non è retorico, né formale dire che bisogna ancora fare di tutto perché la compagnia non chiuda i battenti.
Il governo ha il dovere di riconvocare le parti per tentare ancora un accordo. E nella deprecabile ipotesi che non ci si arrivi, il Commissario Fantozzi deve comunque mettere subito in esecuzione quei poteri che la legge gli riconosce per assicurare la operatività di Alitalia, attivando contemporaneamente le procedure per cercare un nuovo acquirente.

Ma se per tutti in queste ore la priorità è evitare la chiusura di Alitalia, non può essere dimenticata la storia di questa vicenda.

Per pure ragioni elettorali Berlusconi ha fatto fallire la soluzione Air France che avrebbe integrato Alitalia nel più grande gruppo aereo mondiale, preservando il marchio e sviluppandone i collegamenti, con un numero di esuberi contenuti e oneri bassi per lo Stato.

Poi pur di costituire la annunciata “cordata italiana” il governo ha consumato ogni tipo di strappo: un prestito ponte incompatibile con le norme europee e che per di più non sarà mai restituito, la riduzione delle tutele ai risparmiatori titolari di azioni Alitalia, la sospensione delle norme antitrust, un numero di esuberi superiore alla soluzione Air France e il trasferimento di ogni passività sulle spalle dello Stato (mentre Air France le avrebbe accollate a sé).

E, infine, l’ingresso di una compagnia straniera – Lufthansa o la tanto odiata Air France – come socio oggi di minoranza, ma pronto domani a prendersi la compagnia (il che dimostra che la sbandierata difesa dell’italianità di Alitalia serviva solo a far fallire l’iniziale accordo con Air France).

Così stanno le cose. E scaricare tutto sui sindacati – che pure qualche responsabilità ce l’hanno – è troppo facile.

Adesso speriamo che una soluzione si trovi davvero. Ma non si potrà dimenticare il modo propagandistico, superficiale e arrogante con cui il governo ha gestito questa vicenda.
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1 agosto 2008

Alitalia: la crisi continua

In questo blog ci siamo occupati più volte di Alitalia, sempre sottolineando i gravi rischi che comportava la linea dell'attuale Governo. Qualcuno avrà creduto che fossimo mossi da un pregiudizio antiberlusconiano. Adesso si vede che, purtroppo, i nostri timori erano fondati. Si è, infatti, liquidata la proposta Airfrance, proponendo miracolose cordate italiane. In realtà, ad oggi, una soluzione certa ancora non c'è. E quella di cui si parla, qualora si realizzasse, ci consegnerebbe un Alitalia molto più piccola, con un taglio drastico di gran parte delle linee intercontinentali, con un numero di esuberi enorme, con una compagine azionaria costituita da imprenditori di cui nessun operatore del settore e, infine, scaricando tutti i costi sulle casse dello Stato. Vale la pena di ricordare he l'intesa con Air France avrebbe integrato l'Alitalia nel più grande gruppo aereo mondiale, prevedendo al tempo stesso il mantenimento del marchio Alitalia, l'auonomia gestionale della compagnia e la conferma dell'84% del personale. Invece adesso avremo una soluzione molto precaria, che il Governo cercherà di mascherare dicendo che "si è salvata l'Alitalia", sapendo invece benissimo che la compagnia rischia in breve tempo di essere nuovamente in crisi. E a pagarne le conseguenze saranno gli utenti, i dipendenti e l'Italia.
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permalink   inviato da piero fassino il 1/8/2008 alle 15:46    commenti (127)
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17 luglio 2008

Le doppie verità del centrodestra

Non passa giorno senza che il Governo smentisca quel che il centrodestra ha promesso in campagna elettorale. Si è cominciato con Alitalia, facendo fallire l’accordo con Air France e dando per sicura una soluzione che invece a tutt’oggi non c’è. Poi è toccato alle tasse: in campagna elettorale Berlusconi ha promesso mari e monti. Qualche giorno fa Tremonti ha presentato un Documento di Programmazione Economica e Finanziaria nel quale si prevede che la pressione fiscale rimanga inalterata per tre anni. Adesso tocca alla sicurezza, una delle “bandiere” della destra che per mesi ha fatto credere che con il governo Berlusconi sarebbero finalmente arrivati il rigore, la severità, la tolleranza zero. E, invece, nelle proposte finanziarie di Tremonti ci sono tagli drastici ai settori della sicurezza che si tradurranno in meno uomini, meno mezzi, meno controllo del territorio, meno contrasto alla illegalità. E quindi i cittadini saranno meno sicuri. Tocca al Partito Democratico adesso fare della sicurezza una effettiva priorità su cui investire tutte le risorse necessarie.
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16 giugno 2008

Quando la politica è demagogia

“Salveremo l’Alitalia con una cordata italiana”: la stiamo ancora spettando e per ora l’unica cosa certa è che l’Unione Europea ci ha multati. “Useremo i soldati contro la criminalità”: chiunque capisce che dislocare 2.500 soldati in un Paese di 8.000 comuni e 60 milioni di abitanti è una misura puramente propagandistica, quando se mai bisognerebbe dare a Polizia, Carabinieri e forze dell’ordine mezzi e misure per poter fare bene il proprio mestiere. "In cinque anni la prima pietra della prima centrale nucleare": quando qualsiasi esperto ti spiega che le centrali nucleari di nuova generazione - più sicure di quelle di oggi - si potranno costruire non prima del 2030-2040. Sono bastate poche settimane e la destra è tornata a essere quel che sapevamo: l’importante è “far credere” che i problemi si risolvono. E, dunque, annunci roboanti, esibizione di muscoli, conferenze-stampa trionfalistiche. Peccato che tutto questo sia niente di più che un fondale di cartapesta. E l’Italia e gli italiani ne pagano il conto.
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