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13 novembre 2010

E’ ora di staccare la spina

La rottura tra Fini e Berlusconi è la conseguenza della crisi, non ne è l’effetto, come cercano di far credere i pasdaran berlusconiani.

Se la maggioranza di destra è a pezzi è perché in due anni e mezzo di governo la guida del Paese è stata fallimentare: disoccupazione all’11%; crescita zero (mentre la Germania cresce del 3%); scuola e Università in ginocchio; Rai sull’orlo del fallimento economico; Napoli nuovamente sepolta dai rifiuti; L’Aquila in attesa di una ricostruzione mai avviata; enti locali e mondo della cultura in rivolta per tagli insostenibili. E il riemergere di una questione morale che investe il capo del Governo, importanti ministri e esponenti della maggioranza.

Per tutto questo c’è la crisi e il Governo  è una nave inesorabilmente alla deriva. Ed è francamente irresponsabile che Berlusconi pretenda di continuare a governare quando non ha più la maggioranza, né le condizioni per farlo.

Si prolunga così inutilmente un’agonia che ha effetti nefasti sull’Italia e sugli italiani.

E’ ora di staccare la spina.

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30 luglio 2010

La crisi di Berlusconi

La rottura tra Fini e Berlusconi non è un temporale d’estate, né soltanto un fatto interno alla maggioranza di governo. E’ la sanzione di una crisi profonda che si trascina da tempo e di cui ogni giorno ci sono segnali evidenti.

Da mesi emerge una questione morale che investe esponenti di primo piano della destra: Dell’Utri e Brancher condannati; Bertolaso, Verdini, Cosentino, Caliendo indagati; Scajola costretto alle dimissioni.

Il tentativo di imporre una legge-bavaglio sulle intercettazioni è fallito: non solo in Parlamento il testo è stato cambiato più volte, ma soprattutto il suo esame finale è stato rinviato sine die.

Intanto la crisi economica continua a far sentire i suoi morsi: la disoccupazione al 10%, l’inoccupazione giovanile al 30%, i redditi delle famiglie sono diminuiti del 5% in due anni, manca una guida – come si è visto nel caso Fiat – capace di contrastare la crisi economica e di rimettere in moto sviluppo e crescita.

Nonostante ciò, Berlusconi cercherà di resistere in ogni modo e non esiterà a trasformare la sua crisi nella crisi delle istituzioni. Per questo spetta al PD e alle opposizioni contrastare il sovversivismo di Berlusconi e avanzare una proposta che apra una fase del tutto nuova nella vita della Repubblica.

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17 febbraio 2010

Una crisi vera chiede provvedimenti veri

Le esportazioni sono al più basso livello degli ultimi 40 anni.
La produzione industriale è ai livelli del 1991.
In due anni il ricorso alla cassa integrazione è aumentata di 10 volte e la disoccupazione è passata dal 6 all’8,5%.
Cifre impietose che dimostrano quanto in Italia la crisi sia grave e quanto non sia vero che sia già alle nostre spalle.
No, la crisi c’è, è acuta e non se ne esce aspettando passivamente tempi migliori.
Ed è questa la differenza tra l’Italia e gli altri paesi.
Sappiamo tutti che la crisi investe il mondo intero. C’è negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Cina. Ciò che fa la differenza è la risposta. In quei paesi i governi hanno messo in campo politiche attive. Tant’è che là si colgono primi segnali di ripresa.
Qui invece il governo si affida al trascorrere del tempo, quando invece servono politiche attive del lavoro, investimenti pubblici, interventi a sostegno delle imprese, forme di tutela dei redditi e dei risparmi. Fin qui dal governo non è venuto nulla. Ma rassegnarsi è la scelta più pericolosa.
Per questo noi del PD continueremo ad avanzare proposte concrete, perché dalla crisi si esce solo agendo.

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15 febbraio 2009

Quattro proposte per combattere la crisi



Erano tantissimi i lavoratori che hanno sfilato venerdì per ore per le vie di Roma, aderendo alla manifestazione promossa dalla Cgil.

Ero lì e ho toccato con mano l’inquietudine, l’ansia, la preoccupazione di chi si chiede se avrà ancora un lavoro e un reddito e si interroga sul futuro dei propri figli.

La crisi morde sempre di più. Non passa giorno che non giungano notizie di imprese in crisi, di nuovi ricorsi alla cassa integrazione (per chi ce l’ha) e di licenziamenti per i tanti lavoratori precari, flessibili o a contratto a tempo determinato.

E’ un dovere agire subito. Il governo non lo sta facendo, illudendosi che le cose si aggiustino da sé.

Per questo il PD ha presentato un Piano anticrisi incentrato su quattro priorità: aumentare la liquidità finanziaria delle imprese (con riduzioni fiscali per gli utili reinvestiti, con facilitazione al credito, con pagamenti tempestivi da parte delle pubbliche amministrazioni) per favorire così gli investimenti; attivare subito un programma di opere pubbliche nazionali e locali; estendere gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di mobilità, percorsi di formazione) a tutti i lavoratori; ridurre il prelievo fiscale su stipendi e pensioni medio bassi per arginare la riduzione del potere di acquisto e rilanciare i consumi.

Di fronte ad un governo inerte, tocca al PD indicare una via d’uscita e battersi perchè sia percorsa.
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