25 gennaio 2010
La lezione pugliese
Circa 200mila cittadini pugliesi hanno partecipato alle primarie per la scelta del candidato Presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Il 73% ha votato a favore di Nichi Vendola.
Sono dati chiari, da cui discendono cinque considerazioni.
1. Le primarie non sono una stravaganza, ma uno strumento di partecipazione democratica in cui i cittadini si riconoscono e a cui partecipano in massa quando sanno che il loro voto non è una semplice ratifica, ma decide davvero.
2. Nella selezione delle candidature non si può prescindere da una valutazione concreta delle persone e delle loro capacità. Vendola ha raccolto molti voti anche perché una parte degli elettori del centrosinistra non ha accettato che lo si sostituisse a prescindere dalle sue qualità umane e politiche e dal rapporto di stima e fiducia raccolto nella società.
3. La grande partecipazione popolare alle primarie dice di quante energie disponga il centrosinistra e insegna che se si coinvolgono gli elettori anche le partite difficili – e la Puglia lo è – possono essere affrontate con più chances di farcela. Adesso Vendola è il candidato di tutti. E tutti coloro che vogliono che il centrosinistra continui a guidare la Puglia, devono sostenerlo con convinzione e generosità.
4. Disporre di un’alleanza larga e solida è una delle condizioni per vincere. Vendola lo sa ed è sua responsabilità lavorare perché intorno alla sua candidatura si realizzi la più vasta convergenza di forze politiche e sociali.
5. Pur con le difficoltà di un passaggio obiettivamente travagliato, il Pd e il centrosinistra hanno offerto una dimostrazione di trasparenza e partecipazione democratica che in nessun luogo e in nessun momento il centrodestra è in grado di realizzare. Di qui decidono i cittadini. Di là decide uno solo per tutti.
13 gennaio 2010
Rosarno
Le cose non accadono mai per caso. Neanche a Rosarno.
Quando per anni si rappresenta ai cittadini l’immigrazione solo e sempre come pericolo, rischio, insidia.
Quando si cavalca ogni paura e la si incita a diventare fobia.
Quando si guarda all’immigrazione solo come ordine pubblico e si pensa di gestirlo con le ronde.
Quando si fa finta di non vedere il mercato nero delle braccia, il caporalato e lo sfruttamento dei clandestini da parte della criminalità organizzata.
Quando si promuovono misure di discriminazione e segregazione come l’esclusione dei bambini immigrati dalle graduatorie per gli asili nido.
Quando si nega anche a chi nasce qui il diritto alla cittadinanza.
Quando insomma ci si sottrae alla responsabilità di gestire l’immigrazione non ci si può stupire che si producano eventi raccapriccianti come quelli di Rosarno.
Il fuoco covava sotto la cenere e chi aveva il dovere di spegnerlo per tempo ha invece girato la testa dall’altra parte.
Rosarno ci dice che non si governa l’immigrazione abbandonandola a sé stessa, ma servono politiche concrete, capaci di offrire a tutti – agli italiani, come agli stranieri - certezza dei loro diritti e consapevolezza dei loro doveri.
2 gennaio 2010
Terrorismo, una sfida che ci riguarda
L'attentato, fortunamente sventato, sull'aereo amsterdam - detroit, il rapimento di cittadini occidentali in mauritania e in afghanistan, il radicarsi di santuari terroristi in yemen, la ripresa dei deliranti appelli di bin laden alla guerra santa, l'intensificarsi in pakistan di attentati suicidi con decine di vittime innocenti: sono i drammatici segnali di una ripresa di azione del terrorismo islamico che ha segnato il passaggio dal vecchio al nuovo anno.
Ancora una volta il mondo è di fronte ad un terrorismo che vuol dimostrare di poter colpire ovunque e con potenza tanto più distruttiva quanto più alto è il numero delle vittime che provoca.
Non è un caso che questa offensiva si sviluppi a fronte della nuova strategia di dialogo lanciata dal Presidente Obama verso il mondo islamico. Bin Laden e Al Qaida, infatti, capiscono bene che se tra occidente e islam si apre una pagina di dialogo e di cooperazione, si riduce lo spazio per il fanatismo di chi predica e pratica ogni giorno la guerra contro gli infedeli.
D'altra parte anche quello che accade da mesi in Iran ci dice che nel mondo islamico è aperto uno scontro tra le correnti estremiste, integraliste e oppressive e i settori riformisti che non rifiutano la modernita e vogliono vivere in società democratiche e libere. E dall'esito di questo scontro dipende non soltanto il futuro di quei paesi, ma il destino del pianeta. Per questo è nostra responsabilità non lasciare solo chi si batte là per affermare libertà civili, diritti, pari opportunità, democrazia
8 dicembre 2009
La secessione "sociale" della Lega
Il brutale attacco rivolto dalla Lega contro il Cardinale di Milano Tettamanzi - accusato di essere solidale più con gli immigrati che con i poveri nati in Italia - non è solo figlio della rozzezza e dell'ignoranza. in realtà è solo l'ultima manifestazione di quella forma di "secessione sociale" che ispira ormai da tempo l'azione e le provocazioni della Lega.
Da mesi ormai la Lega si caratterizza con proposte che tutte vanno nella direzione di "separare".
Separare gli italiani: le gabbie salariali per differenziare i salari del nord da quelli del sud; l'esame di dialetto agli insegnanti per introdurre un filtro selettivo nella scuola; "va pensiero" di Verdi anzichè l'inno di Mameli per dividere il paese nei simboli dell'identità.
E separare gli italiani dagli stranieri: i tram per soli immigrati per evitare qualsiasi "contaminazione"; l'esclusione delle famiglie immigrate dalle graduatorie per l'accesso agli alloggi popolari e agli asili nido; le classi per soli bambini immigrati; l'erogazione agli extracomunitari soltanto del 50% della cassa integrazione riconosciuta ai lavoratori delle aziende in crisi.
L'obiettivo finale della "Padania libera" non è accantonato. Si è scelta soltanto una strada diversa: visto che la secessione istituzionale non appare immediatamente percorribile, la si prepara promuovendo una secessione "sociale" che allenti i vincoli di coesione, solidarietà, comune appartenenza. Così se ognuno si rinchiude nel proprio giardino, all'ombra del proprio campanile, sarà più facile domani spiegargli che si può stare soli, separati da tutto.
E' una sfida che le forze democratiche devono vedere. dotandosi di una strategia e di proposte che raccolgano le domande del nord e offrano certezze e diritti sia a chi è nato in Italia, sia a chi è venuto da lontano. Perche una società cresce non se la si divide, ma se la si tiene unita nell'uguaglianza dei diritti, dei doveri, delle opportunità.
9 novembre 2009
Berlino ha cambiato la nostra vita

Non sembra davvero che siano passati vent’anni, anche perché nella memoria di ciascuno di noi sono ritornate mille volte e indelebili le immagini di quel tardo pomeriggio del 9 novembre: il muro di Berlino occupato da migliaia di giovani; le spesse lastre di cemento armato che, una a una, cadono e si sbriciolano; una folla festante che attraversa quel confine di dolore finalmente abbattuto.
Abituati dalla società mediatica a considerare ogni fatto – anche il più banale concerto – come un evento, rischiamo di non cogliere il valore dirompente che hanno gli eventi veri, quelli che cambiano la vita delle nazioni, dei popoli e delle persone. Gli eventi che scrivono la storia.
E il crollo del muro di Berlino la storia l’ha cambiata davvero. Dopo mezzo secolo di lacerante divisione l’Europa si è riunificata. La Germania è tornata ad essere una nazione sola. Un intero sistema politico, economico e militare – il comunismo e l’Urss – non esistono più. Libertà, democrazia, diritti, equità, pari opportunità sono divenuti valori comuni per una straordinaria espansione dell’integrazione europea. E l’economia di mercato – certo con i suoi squilibri, ma anche con le sue gigantesche opportunità – ha consentito dinamiche di crescita a molti popoli sconosciute.
E Berlino ha cambiato il mondo, liberandolo da quella competizione bipolare tra Usa e Urss che per mezzo secolo ha sequestrato ogni aspetto della vita del pianeta. E così un impulso ancora più forte ha conosciuto quella globalizzazione economica, sociale e politica che ha visto e vede emergere nuovi protagonisti in un mondo sempre più multipolare.
Certo, il cammino che dall’89 ad oggi abbiamo percorso non è stato privo di contraddizioni acute: il terrorismo, le guerre, i fanatismi etnici e religiosi, le enormi disparità di vita che ancora affliggono popoli e nazioni e, da ultimo, la prima vera crisi dell’economia globale.
Ma nessuno di questi passaggi critici può offuscare l’enorme “liberazione” che l’Europa e il mondo hanno conosciuto quel 9 novembre e in questi vent’anni. E, semmai, il cammino percorso ci rende ancor più convinti che ai tanti mali che affliggono l’umanità si possano dare soluzioni soltanto se si è inflessibili nel far vivere ovunque libertà, democrazia, rispetto della dignità umana.
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